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venerdì 3 ottobre 2014

Comprare una nuova forma di libertà

[...] In mezzo a questa infinita ricchezza di forme e di colori, passeggiano folle di gente che fino a poco tempo fa vivevano in un mondo in disavanzo cronico. E ora, di colpo, senza preannuncio, sono stati gettati in un mondo in cui il problema maggiore è scegliere tra una mercanzia e l'altra. I loro genitori o forse loro stessi ricordano ancora i tempi in cui la fame era un'esperienza comune e quotidiana. Ora devono confrontarsi con l'esperienza della sovrabbondanza di beni e dell'accesso illimitato a ogni bene.

[...] Mi piace il mio mercato lungo il fiume. E' un luogo perfetto per meditare su come il mondo si va trasformando. [...] Su tutta la piazza del mercato si innalza un effluvio di profumi contraffatti e spezie esotiche. Come su tutti i mercati del mondo.

Andrzej Stasiuk

venerdì 12 settembre 2014

#BibliotecaIdeale - J. Conrad, La linea d'ombra

Dopo il tramonto salii ancora una volta sul ponte, e vi trovai soltanto un vuoto silenzioso. La sottile, indefinita crosta della terra non si distingueva più. Le tenebre si erano levate intorno alla nave come un'emanazione misteriosa dalle acque tacite e solitarie. Mi appoggiai alla battagliola e tesi l'orecchio alle ombre della notte.



Non un suono. La mia nave avrebbe potuto essere un pianeta in un vertiginoso volo lungo la sua orbita prefissata, in uno spazio di infinito silenzio. Mi afferrai alla battagliola come se il sento dell'equilibrio mi sfuggisse definitivamente. Che assurdità.


martedì 2 settembre 2014

Rasoi, scope e altre amenità

Circa 700 anni fa, un tizio (che per caso era un logico) enunciò una legge passata alla storia come “Il Rasoio di Occam”, espressione utilizzata con piglio intellettuale da tutti quelli che hanno letto due libri di filosofia. In verità, è un principio molto più antico, noto anche con il nome latino di Lex parsimoniae.

Esistono varie versioni del rasoio di Occam, la più efficace e nota è questa: «per spiegare qualcosa, non moltiplicare gli elementi più del necessario» oppure «Non considerare la pluralità più del necessario». Il che significa: se hai una spiegazione semplice e lineare per un fenomeno, evita di inventarti stronzate che non servono a nulla!

Possiamo utilizzare il rasoio di Occam, ad esempio, nelle leggi di Keplero sull’orbita dei pianeti: se le leggi di Keplero spiegano perfettamente l’andamento dei corpi celesti, non abbiamo bisogno di immaginare l’esistenza di alieni verdi e brutti che pilotano i pianeti stessi. Semplice no?

Fin qui sembra tutto bello. Qual è il problema? Il problema è quello che il biologo molecolare Sidney Brenner chiama “La Scopa di Occam”, cioè quando un sostenitore di una qualsiasi teoria nasconde particolari non perfettamente coerenti con quello che sostiene. Per cui, la sua versione dei fatti sembra perfetta agli occhi dei non esperti, salvo poi rivelarsi piena di insidie quando un esperto (cioè qualcuno che sa veramente quello che dice) mette la sua proposta alla prova dei fatti.

Nella vita di tutti i giorni, sopratutto su Internet, i teorici del complotto sono maestri nell’utilizzare la Scopa di Occam: evita pure di raccontare tutta la storia, tanto ci sarà sempre qualcuno più credulone di te che immaginerà i dettagli più stupidi e che sarà disposto a crederti.

Ma per coloro che aspirano a essere presi sul serio, questo artificio andrebbe evitato. Se non altro, per evitare figure di merda davanti a tutti.



COMPITO A CASA.
Riflettere su questa citazione
«Uno dei tentativi meno convincenti di applicare il rasoio di Occam a un problema spinoso è l’affermazione che presupporre l’esistenza di un Dio creatore dell’universo sia più semplice e più economico di tutte le alternative. Ma come può essere economico ipotizzare l’esistenza di un entità soprannaturale e incomprensibile?»

Tratto da D. Dennett, Strumenti per pensare.

mercoledì 5 febbraio 2014

Dizionario dei tipi umani: L'animatore da villaggio turistico

Tutti noi ci siamo imbattuti almeno una volta in questa figura, a metà tra il mattacchione e il tispaccolafaccia. Esiste anche un’altra variante, l’animatore da spiaggia, più tipico delle riviere italiche, ma per il momento questo basta e avanza.
Una voce del Dizionario basata su una storia “quasi” vera.

Lavori 10 ore al giorno, 6 giorni la settimana, da quasi 10 anni. Si avvicina il momento più atteso dell’anno, quello per cui hai dovuto rinunciare a innumerevoli serate con gli amici tra birrerie e night club: le vacanze estive.

Prenoti una villaggio turistico 4 Stelle qualità Elite pensione completa. Hai dovuto dare in pegno tuo figlio per farlo, ma va bene lo stesso. Quel che importa è che là, nel villaggio turistico a 100 metri dal mare, località Sharm El Sheik, nessuno, e dico nessuno, può romperti i coglioni.

Scendi dall’aereo, agguanti la moglie e le 6 valigie con una gru, prendi un taxi che ti lascia di fronte alla tua oasi di pace. In due minuti due, sei in spiaggia: birra fresca, Settimana Enigmistica e Gazzetta sotto l’ascella, sdraio, ombrellone. La spiaggia è popolata da gente come te, che si fa amabilmente i cazzi propri. Una sensazione ti riempie il cuore: dopo mesi di duro lavoro, ti senti a casa, finalmente.
 Nemmeno il tunisino che strilla “coccobbello coccodimmamma!” ti infastidisce. Anzi, prendi un cocco intero e te lo bevi di botto. Sì, hai raggiunto il Nirvana.

“Ehi ciao, sono Phil, l’animatore del villaggio, vuoi venire a giocare con noi?!” Un pirletta di venti, venticinque anni  ti fa toc-toc sul cappellino. “Un simpaticone come te non può perdersi il supertorneo di ping-pong e la gita con il cammello nel deserto ad ammirare gli antichi templi egizi!”
Tu lo guardi, pensi “Da quando nel Nirvana sono previsti i rompicoglioni?” e gli dici “Senti, ho 40 anni e sono uno stronzo, ci sono 65 gradi al sole e secondo te gioco a ping-pong? ”
Dietro di lui, il cammello è in ginocchio, supplicante. Vorrebbe solo andare a casa dalla sua famiglia. Ma è costretto a lavorare 10 ore al giorno: anche lui deve guadagnarsi la pagnotta per pagarsi le ferie e andare due settimane al fresco. Sì, sei in sintonia col cammello, entrambi condividete lo stesso destino.

Il giorno dopo. Mentre la moglie bada al marmocchio, decidi di munirti di bandana e occhiali da sole e farti un giro nel villaggio a cercare qualche pollastra. Hai già assunto il fascino di Mikey Rourke quando, passeggiando tra i bungalows, improvvisamente…
“Ehi ciao, sono Jimmy, l’animatore del villaggio, tra pochissimo c’è il torneo di biglie con in palio una caciotta tunisina, ti va di far parte della squadra?”  tu lo guardi, lui sa di rompere i coglioni, ma è costretto a farlo, lo pagano, questo imbecille. Non rispondi, con aria di superiorità  prosegui per la tua strada verso il bar, pregustandoti il cocktail ghiacciato alla papaya.

Individui una giovane pulzella, stai per andare al suo tavolo quando una voce brufolosa giunge alle tue orecchie “Ehi ciao, sono Miky, l’animatore del villaggio, tra pochi minuti c’è la gara di freccette e poi la sessione di pilates, sei dei nostri?! Dopo la sessione un rinfresco a base di datteri e estratto di banan….”

Non ha ancora finito la frase che, colto da un antico e mistico furore, gli lanci in testa il tuo cocktail. Fai un fischio e immediatamente arriva il cammello, che cavalchi all’amazzone. Impennando come Zorro spacchi una noce di cocco in fronte al barista. La furia e l’incazzatura pervadono il tuo corpo sudato: il giovane addestratore di cammelli, che è dalla tua parte, ti lancia una frusta con cui respingi violentemente le orde di animatori inferociti che accorrono in aiuto.
E poi via al galoppo verso il tramonto, verso il deserto. Abbandonando per sempre la civiltà, lanci le tue ultime maledizioni egizie parlando in geroglifico.

Sì, il deserto. Laggiù forse non ci saranno cocktail al mango e belle pulzelle ad aspettarti, ma almeno nessun animatore potrà più, mai più romperti i coglioni.

venerdì 20 dicembre 2013

prenatalizio

Stai camminando per un mercatino natalizio luccicante e profumato,
le coppie fingono entusiasmo per quei presepe,
e i tuoi cosiddetti ruotano al ritmo danzante di Jingle Bell.

Una vecchia spaventata chiama i carabinieri 
perché un tizio vestito di rosso si arrampica sul balcone dei vicini.

Montagne di panettoni ti scrutano attraverso i canditi.
Mentre stappi spumanti che sanno di cose già viste e già dette
noti che quello che ti è rimasto di quest’anno ce l’hai nel piatto:
briciole.

Porca puttana, lo zucchero a velo sui pantaloni nuovi.

“Mamma, ma a Messa bisogna andarci per forza?”

E comunque l’idea della settimana bianca a Madonna di Campiglio non è male.
 Certo, perché congelarmi i coglioni in mezzo alle montagne 
quando posso farlo comodamente spegnendo il riscaldamento di casa mia?

Santo Stefano. Con tutta la sua inutilità.

La cena della Vigilia a base di pesce. Che ti ha sempre fatto schifo.

Il cane che fa pipì candidamente sull’alberello di natale nuovo.
Poi si gira, ti guarda e scodinzolando se ne va.

Una luminaria mezza bruciata
 aumenta il già palpabile entusiasmo.

Per fortuna viene solo una volta l’anno.
Però una scusa per fare festa è sempre buona.
Ci ubriacheremo senza sensi di colpa particolari.
Ci addormenteremo davanti alla televisione.
Penseremo che “anche questo Natale è passato”.

Poi ci sveglieremo con un gran mal di testa,
maledicendo il tempo che vola,
 e sarà già

 2014?




giovedì 5 dicembre 2013

Dizionario dei tipi umani: Nonno e Nipote

volevamo farvi commuovere


Dizionario di tipi umani: Nonno e Nipote.

Le democrazie occidentali sono qualcosa di estremamente complicato. Sì, l’immagine giusta per descriverla è un enorme grattacielo di vetro, fragilissimo, che si muove grazie a geniali aggeggi che però non conducono il grattacielo in una direzione ben definita (ragion per cui, tra l’altro, in questo grattacielo ognuno fa come gli pare).
Ora, cosa c’entra questa metafora scadente con il titolo del post?
Assolutamente niente.

Infatti oggi parleremo di qualcos’altro.
Vedete, fin dall’alba dei tempi, è esistita una figura sociale che è rimasta immune ai cambiamenti sociali, economici e politici. Questa figura c’era già ai tempi dei Faraoni, c’era già a Roma, così come c’era già in tutti i bei tempi andati eccetera eccetera.
La figura in questione nacque quando una coppia Homo Sapiens, lui cacciatore, lei casalinga, decise un giorno di essersi rotta le palle e di voler fare una gita per i fatti suoi, per rilassarsi e si suppone per fare qualcos’altro.

E qui l’inghippo: dove avrebbero messo il marmocchio?

Magicamente, Nonno Sapiens apparve sulla porta (non so se le caverne avessero le porte, ma non sono Piero Angela;  l’atto di “apparire sulla porta” crea pathos). Non sappiamo se i quattro personaggi si resero conto della svolta epocale di cui erano protagonisti. Quel che conta è che Nonno Sapiens prese per mano il marmocchio e lo portò con sé verso un tramonto radioso, creando una nuova figura sociale: Nonno e Nipote.

Nonno e Nipote sono imprescindibili. Sono un fenomeno paragonabile forse solo alla Trinità: due persone in una, insieme per formare qualcosa di magico, dalla notte dei tempi!
Nonno e Nipote sono come lo ying e lo yang, l’alfa e l’omega, la notte e il giorno e, se permettete il paragone arcaico, la polenta con lo stracchino.

Ma ora facciamo un passo indietro. Vi ricordate del grattacielo di vetro di cui stavamo parlando?
Ecco, la prossima volta che vedete un Nonno che insegna a un Nipote ad andare in bicicletta, pensate che quel grattacielo smetterà, almeno per un attimo, di essere fragilissimo e diventerà la fortezza più indistruttibile e sicura del mondo.


Ora che vi ho fatto anche la morale, potete aspettare trepidanti le prossime voci del Dizionario.

martedì 26 novembre 2013

Un giorno scriverò un libro

Un giorno scriverò un libro.
Sarà un libro fatto così: copertina bianca, titolo in stampatello nero.
Saranno bianche le pagine che ci sono dentro, così che ognuno possa leggerci quello che vuole.
Oppure potrà strapparle e scriverci i pensieri che gli passano per la testa.
Oppure, se non vuole scrivere, sarò felice se guardando quelle pagine bianche qualcuno si possa godere qualche minuto con sé stesso.
Lo intitolerò “Elogio del silenzio”.

mercoledì 20 novembre 2013

Il senso della vita

Piccola introduzione: ho plagiato l'idea! No, non è vero, ma ho vaghi ricordi di aver letto qualche anno fa qualcosa del genere in forma di poesia. 
Naturalmente sul tema del senso della vita ci ha scritto chiunque, quindi potrei ricordarmi cose inesistenti o aver fatto confusione, comunque credo che nessuno abbia raggiunto tale profondità e tale eleganza letteraria come lo scritto che state per leggere.

Il senso della vita


Suona la sveglia e sei in quinta elementare,
ti alzi dal letto, infili le pantofole e hai iniziato il liceo,
metti a bollire il latte, prendi i biscotti e ti sei diplomato con ottimi voti,
ti vesti, ti pettini, metti la giacca e stai preparando il dottorato,
entri in ascensore, ti guardi allo specchio e ti sei fatto una posizione importante,
sali in macchina, la accendi e stai pensando ai regali per i tuoi figli a Natale,
Improvvisamente buchi una gomma e hai i capelli bianchi,
scendi dalla macchina, pesti una merda e sei già sotto due metri di terra.